Lo chiamano vibe coding. Io ci sto su 6-8 ore al giorno, da circa un anno. Provo a raccontare cosa funziona davvero, cosa no, e come è cambiato il mio mestiere.
Premessa: non sono un AI evangelist. Sono uno sviluppatore che a 32 anni si è ritrovato uno strumento che ribalta come scrivo codice, e che — come succede ogni tanto in questa industria — pretende di essere capito invece che amato o odiato.
Cosa intendo per vibe coding
Non è "premo Tab e Copilot completa una funzione". Quello è autocomplete con steroidi, esiste dal 2021, è una feature di IDE.
Vibe coding è: apri una sessione conversazionale con un modello potente (Claude Sonnet o Opus nei nostri stack), gli dai accesso al filesystem del progetto e alla shell, e gli affidi compiti che fino a ieri richiedevano un junior in tirocinio. "Aggiungi un endpoint /api/users/me con paginazione lato cursor", "Migra questa libreria da Pinia a Zustand", "Trova perché il test 'cart total' falla solo in CI". E lui apre i file, scrive, esegue, riprova, ti chiede solo quando deve chiederti.
La differenza pratica: con autocomplete, sei tu che pensi e l’AI riempie. Con vibe coding, l’AI pensa nel suo loop e tu fai code review. È un’inversione di ruolo che non tutti accettano. Chi la accetta lavora 2-4 volte più veloce.
Cosa scriviamo davvero così
Negli ultimi 90 giorni abbiamo portato in produzione MVP per startup early, dashboard interne per PMI, plug-in MCP custom. In percentuale, il codice scritto con vibe coding è circa il 70% del totale. Il restante 30% sono i pezzi delicati — modelli di dominio, logica di pagamento, controlli di sicurezza — che gestisce a mano un senior, magari chiedendo all’AI un secondo parere ma senza delegarle l’escritura.
Cose che vanno bene:
- ◆Bootstrap di un MVP da zero. Pipeline tipo "Next.js + Supabase + Stripe + Resend": Claude Code te lo tira su in 4 ore, te lo deploya in 5.
- ◆Refactor meccanici. "Sposta tutti i fetch in un client centrale", "togli styled-components, metti CSS-in-JS standard". Pattern-matching su larga scala.
- ◆Test integration. Scrive test che imitano il vero traffico API, includendo edge case che noi umani saremmo pigri a coprire.
- ◆Documentazione che resta in sync col codice. Glielo dici una volta e poi ogni PR lo include nella to-do.
Cose dove ancora fa fatica:
- ◆Performance optimization che richiede di capire l’hardware. Va con scelte di libreria difensive, perde le occasioni clever.
- ◆Architetture di sistema oltre un certo livello di complessità. Non vede l’insieme.
- ◆UI quando il design non è già definito in design tokens. Inventa, ma le invenzioni sono mediocri.
Il setup che usiamo
Repo Git pulita. Un AGENTS.md (o CLAUDE.md) nella root che descrive convenzioni — naming, struttura cartelle, librerie da preferire, pattern di test. L’agente lo legge ad ogni sessione e si adegua.
Claude Code lo lanciamo nel terminale, dentro la cartella del progetto. Niente integrazione IDE complicata. Vediamo l’output insieme, intervieniamo quando va fuori strada. Una sessione dura tipicamente 30-90 minuti, alla fine c’è una PR pronta.
Il code review è la skill che è cresciuta di più nel team. Leggere codice in fretta, capire se la struttura è giusta, fidarsi del proprio occhio: questi sono i muscoli che si allenano oggi. Scrivere singole funzioni perfette è un’abilità sempre meno discriminante.
Quanto stiamo risparmiando
Lo abbiamo misurato su 4 progetti comparabili dell’ultimo anno: stesso stack, stesso tipo di feature, dimensioni equivalenti.
- ◆Senza vibe coding: 22 giorni medi al primo deploy.
- ◆Con vibe coding: 9 giorni medi.
Il fattore non è uniforme. Sul "bootstrap iniziale" (auth, schema DB, primi endpoint) andiamo 4-5x più veloci. Sul "polish finale" (pixel-perfect, edge case business) ridiamo dei nostri vecchi numeri perché lì siamo tornati ai tempi umani. Mediato, viene un 2.4x.
Quando non lo usiamo
Quando lavoriamo dentro al codice di un cliente con compliance pesante (sanità, banking) e non possiamo usare modelli esterni, vibe coding sparisce. Si torna a Cursor con Tab-completion e basta. Il delta sui tempi è enorme — facilmente 3x più lento — ma è la realtà di certi clienti.
Quando il task è quasi tutto pensiero e quasi niente scrittura — refactor di un sistema legacy con regole di business che non sono nel codice ma in testa al CTO — l’AI non ha leverage, e l’unica strada è la chiamata con il CTO in viva voce.
Cosa ne pensano i clienti
Per la maggior parte gli importa poco di come scriviamo. Vogliono qualità, tempi, prezzi. Vibe coding aiuta sui tempi senza degradare la qualità (la fa anzi salire, perché abbiamo più tempo per i pezzi delicati). Sui prezzi, qualche cliente chiede sconto perché "ti aiuta l’AI". Noi rispondiamo che facciamo prezzi a valore consegnato, non a ore di tastiera. La conversazione finisce in due battute.
Cosa ne penso io
Il mio mestiere è cambiato in 12 mesi più di quanto fosse cambiato nei 10 anni precedenti. È destabilizzante e bellissimo. Chi entra adesso in questo lavoro ha un vantaggio brutale: non ha l’istinto di scrivere a mano cose che un modello scrive meglio. Chi è dentro da 15 anni ha un altro vantaggio: sente quando il codice è marcio anche se sembra bello, e i modelli ancora non sentono quello.
Bilanciato così, è il momento migliore per scrivere software che mi ricordi.